Risalgono ai primi decenni dell'Ottocento gli ultimi abbattimenti di lupi nella Valle del Ticino, nei boschi di Vigevano (femmina gravida, 1815) e nel novarese (maschio adulto, 1818), dopo secoli di sterminio che determinarono la scomparsa della specie in tutta la Pianura Padana, prima, e sull'intero arco alpino, pochi decenni più tardi, confinando pochi esemplari solo nel tratto appenninico centro-meridionale.
A partire dagli anni Settanta, con la protezione legale della specie, lo spopolamento delle montagne da parte dell'uomo e la reintroduzione di diverse specie di ungulati (prede) sia sull'Appennino sia sulle Alpi, il Lupo ha progressivamente riconquistato buona parte del territorio montuoso originariamente occupato, un fenomeno spontaneo tuttora in corso che ha portato la popolazione italiana da meno di 100 animali ai quasi 2000 attualmente stimati a livello nazionale.
Queste dinamiche non potevano certo risparmiare il più importante corridoio ecologico che attraversa la Pianura Padana, connettendo Appennino e Alpi e dunque Mediterraneo e Europa centrale. Così, nell'incredulità generale e nello scetticismo anche degli addetti ai lavori, il Lupo è ricomparso a sorpresa nelle foreste della Valle del Ticino, prima con segnalazioni spesso ritenute non attendibili, poi all'interno di filmati non chiaramente interpretabili raccolti con fototrappole nell'ambito di indagini faunistiche rivolte ad altri taxa.
Solo l'investimento di un lupo maschio di circa 2 anni e un peso di 36 kg –avvenuto lungo una strada nel territorio di Somma Lombardo (VA), non lontana dall'aeroporto di Malpensa, nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2012 – ha provato con certezza il ritorno della specie, sebbene ancora episodico e legato ad un soggetto apparentemente singolo e in dispersione, nelle straordinarie foreste della Valle del Ticino.
Le analisi genetiche effettuate dal Laboratorio di Genetica dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha confermato che si trattava di un lupo, appartenente alla popolazione italiana. Ulteriori approfondimenti svolti in collaborazione con il Centro Conservazione e Gestione Grandi Carnivori della Regione Piemonte e il Wildlife Biology Program, Department of Ecosystem and Conservation Sciences, dell'Università del Montana (Usa) hanno precisato l'origine dell'animale, che sarebbe stato originario dell'arco alpino occidentale.
Nella primavera 2017, inoltre, una fototrappola collocata nel settore centrale della Valle de Ticino, tra Boffalora e Magenta, ha ripreso un canide che, come accertato dal professor Alberto Meriggi dell'Università di Pavia e dalla dottoressa Olivia Dondina dell'Università Bicocca di Milano, mostra caratteristiche morfologiche riconducibili alla popolazione italiana di lupo.
In seguito, segni di presenza della specie, escrementi e resti di predazioni, sono stati rilevati anche nel settore centro meridionale del Parco, a testimonianza di dinamiche di dispersione della specie tuttora in corso e tutte da chiarire.
La Valle del Ticino si conferma ancora una volta uno straordinario scrigno di biodiversità, un luogo magico dove è ancora possibile incontrare il fantasma delle foreste europee a pochi minuti da Milano.